sicurezza sul lavoro 1Oltre mezzo milione di denunce di infortunio sul lavoro ogni anno, circa 1.200 casi mortali e un costo economico che sfiora i 50 miliardi di euro. Sono i numeri di un fenomeno che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, continua a rappresentare una delle principali criticità per il sistema produttivo italiano.

A fotografare la situazione è la nota “Sicurezza sul lavoro. Dai dati sugli infortuni all'attuazione delle misure di prevenzione”, elaborata nell'ottobre 2026 dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Il documento analizza l'andamento degli incidenti, il confronto con i principali Paesi europei e lo stato di attuazione delle disposizioni introdotte dal Decreto Sicurezza Lavoro del 2025.

La necessità di rafforzare la prevenzione e rendere più efficaci gli strumenti di gestione del rischio è stata anche al centro della 14ª Giornata Nazionale dell'Ingegneria della Sicurezza, organizzata dal CNI a Roma il 28 ottobre e insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, che ha riunito istituzioni, enti di controllo e professionisti per un confronto sulle sfide della sicurezza nell'era delle nuove tecnologie.

Infortuni sul lavoro: diminuiscono quelli durante l'attività lavorativa, aumentano quelli in itinere

Tra il 2021 e il 2025 le denunce di infortunio presentate all'INAIL sono passate da 522.596 a 519.334, con una riduzione complessiva dello 0,6%. Un dato che nasconde però andamenti differenti: gli incidenti avvenuti in occasione di lavoro sono diminuiti del 6%, passando da 439.139 a 414.917 casi, mentre quelli verificatisi durante il tragitto tra casa e lavoro sono aumentati del 25%, passando da 83.457 a 104.417.

Anche gli infortuni con esito mortale mostrano una tendenza alla diminuzione. Secondo i dati riportati dal Centro Studi CNI, tra il 2021 e il 2025 sono passati da 1.472 a 1.189, con una flessione del 19%. Nel 2025, 890 casi mortali si sono verificati in occasione di lavoro, in calo del 25% rispetto al 2021, mentre 299 sono avvenuti in itinere, in aumento del 6%.

Il miglioramento complessivo non cancella tuttavia la gravità del fenomeno. I dati INAIL relativi ai primi otto mesi del 2026, richiamati dal CNI in occasione della 14ª Giornata, indicano infatti 701 denunce di infortunio con esito mortale, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

«La sicurezza non è l'assenza del pericolo. È il pericolo conosciuto e governato», ha sottolineato il Presidente del CNI Angelo Domenico Perrini nel suo intervento alla Giornata, richiamando la necessità di prevenire il danno già nella fase di progettazione.

Secondo le rilevazioni INAIL richiamate dal Centro Studi, i comparti con il maggior numero di infortuni in occasione di lavoro sono il manifatturiero, le costruzioni e la sanità. Nel primo gli incidenti continuano ad aumentare, mentre negli altri due si registra una sostanziale stabilità.

Il confronto europeo offre ulteriori elementi di valutazione. Nel 2024 l'Italia ha registrato 1.098 infortuni non mortali ogni 100.000 occupati, escludendo quelli in itinere, contro i 1.347 della Germania, i 1.387 dell'Austria, i 2.240 della Spagna e i 2.621 della Francia. Per gli incidenti mortali, il tasso italiano è stato pari a 2 casi ogni 100.000 occupati, inferiore a quello di Francia (3,61) e Austria (2,55), ma superiore a Spagna (1,89) e Germania (0,64).

«I numeri degli incidenti sono ancora troppi. Non si tratta solo di far rispettare le norme: dobbiamo fare di più in termini di prevenzione», ha osservato il Presidente dell'INAIL Fabrizio D'Ascenzo durante la Giornata, ricordando anche l'importanza della collaborazione avviata nel 2024 con il CNI.

Infortuni e malattie professionali: un costo di quasi 50 miliardi di euro

Gli incidenti sul lavoro e le malattie professionali comportano, oltre alle conseguenze sulla salute dei lavoratori, costi considerevoli per le imprese e per l'intero sistema economico.

Secondo lo studio INAIL “Il costo dei danni da lavoro per l'Azienda Italia”, ripreso nella nota del Centro Studi CNI, nel 2023 il costo complessivo ha raggiunto circa 49 miliardi di euro: 36 miliardi riconducibili agli infortuni e 13,2 miliardi alle malattie professionali. La sola perdita di produttività è stimata in oltre 9 miliardi per gli infortuni e in 4 miliardi per le malattie professionali.

Il confronto con il passato mostra tuttavia un miglioramento. Nel 2009 questi costi rappresentavano il 3,16% del PIL, mentre nel 2023 la loro incidenza è scesa al 2,31%.

È cambiata anche la composizione della spesa. Tra il 2009 e il 2023 la quota destinata alla componente prevenzionale, comprendente premi assicurativi e spese di prevenzione, è passata dal 30% al 47% del totale. Nello stesso periodo, i costi conseguenti non coperti da assicurazione, sostenuti dalle imprese e dalle persone coinvolte, sono diminuiti dal 45% al 27%.

Il Centro Studi riconduce questi risultati anche al progressivo rafforzamento della normativa e agli investimenti nella vigilanza e nella prevenzione. I dati mostrano come una maggiore attenzione alla sicurezza possa contribuire a contenere sia gli incidenti sia le conseguenze economiche che ne derivano.

Decreto Sicurezza: il nodo delle misure ancora da attuare

Una parte significativa dell'analisi del Centro Studi riguarda il Decreto-legge 159/2025, convertito dalla Legge 198/2025, che ha introdotto nuove disposizioni per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il provvedimento affianca agli strumenti di controllo e sanzione misure economiche, organizzative e tecnologiche. Tra queste figurano il badge di cantiere con codice identificativo univoco, finalizzato a migliorare la tracciabilità dei lavoratori negli appalti e nei subappalti, gli incentivi per le imprese che investono nella prevenzione, il potenziamento delle attività ispettive e una maggiore attenzione ai rischi climatici, come lo stress termico.

Il rapporto evidenzia tuttavia che diverse disposizioni richiedono ancora provvedimenti attuativi, tra decreti ministeriali, delibere INAIL e accordi in Conferenza Stato-Regioni. I ritardi rischiano di limitarne l'efficacia, in particolare per quanto riguarda il badge di cantiere e il sistema di tracciamento dei near miss, i cosiddetti mancati infortuni.

“A un anno dal Decreto Sicurezza Lavoro è presto per un bilancio organico, ma possiamo dire che il cantiere è aperto e il lavoro è avviato. Resta ancora molto da fare” afferma Perrini nel corso della 14ª Giornata.

Su questi aspetti è intervenuto anche Pasquale Staropoli, rappresentante del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha confermato come i relativi decreti attuativi siano ancora in via di definizione e come, a un anno dall'approvazione del provvedimento, sia prematuro tracciarne un bilancio organico.

La registrazione dei near miss rappresenta, secondo il Centro Studi, una delle nuove frontiere della prevenzione. Individuare e analizzare gli episodi che avrebbero potuto provocare un incidente consente infatti di intervenire sulle situazioni di pericolo prima che si verifichino conseguenze più gravi.

Perché il sistema funzioni, però, è necessario che lavoratori e imprese siano messi nelle condizioni di segnalare questi episodi senza il timore che la comunicazione possa trasformarsi in una forma di autodenuncia. Una questione approfondita anche nel confronto sui near miss introdotto dal Consigliere del CNI Sandro Catta, nel quale è stata evidenziata l'importanza di costruire un sistema di segnalazione realmente orientato alla prevenzione.

La disponibilità di dati aggiornati e strumenti di monitoraggio apre inoltre nuove possibilità di utilizzo delle tecnologie digitali. L'intelligenza artificiale può contribuire all'individuazione dei pericoli e alla valutazione dei rischi, purché venga integrata nei processi di prevenzione. Come sottolineato da Fabrizio Benedetti, Coordinatore della Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza dell'INAIL, nel corso della tavola rotonda dedicata all'IA, l'innovazione tecnologica deve essere collegata a obiettivi concreti di riduzione del rischio. La Vicepresidente Vicario del CNI Carla Cappiello ha richiamato, in questo contesto, l'importanza della formazione continua per i professionisti.

Dalle norme alla prevenzione concreta: il ruolo dei professionisti

Il Centro Studi richiama infine l'attenzione sulle difficoltà che imprese e consulenti possono incontrare nell'applicazione di un quadro normativo sempre più articolato. La stratificazione delle disposizioni e degli adempimenti rischia di pesare soprattutto sulle microimprese, favorendo un approccio formale alla sicurezza anziché un'effettiva gestione dei rischi.

Una criticità che si collega alle riflessioni del Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, intervenuto alla 14ª Giornata. Secondo Sisto, governare il rischio richiede un impegno tecnico, giuridico e istituzionale e non può esaurirsi nell'applicazione delle sanzioni. Occorre invece rafforzare i meccanismi di prevenzione e favorire la collaborazione tra datori di lavoro e dipendenti.

Anche il ruolo e le responsabilità dei professionisti chiamati a occuparsi di sicurezza richiedono particolare attenzione. La Consigliera del CNI Tiziana Petrillo, delegata alla Sicurezza e alla Prevenzione Incendi, ha evidenziato le criticità di un'eventuale attribuzione di ulteriori responsabilità penali al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), senza un corrispondente ampliamento dei suoi poteri decisionali. «Caricarlo di responsabilità penali senza questi poteri sposta il rischio legale, ma non riduce il rischio per chi lavora».

Accanto agli strumenti normativi e tecnici, un ruolo importante spetta alla comunicazione. Nel confronto dedicato a questo tema durante la Giornata è emersa la necessità di promuovere una cultura della sicurezza che non si limiti a richiamare l'attenzione dopo gli incidenti più gravi. Come sottolineato dal Consigliere del CNI Alberto Romagnoli, «la comunicazione è parte integrante della progettazione».

La sfida, dunque, non è soltanto introdurre nuove norme, ma rendere pienamente operative quelle esistenti, semplificarne l'applicazione e rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e professionisti. È su questo terreno che, secondo il Centro Studi CNI, occorre continuare a investire per consolidare i progressi registrati negli ultimi anni e tradurre gli strumenti di prevenzione in una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Allegati

Nota del Centro Studi: Sicurezza sul lavoro. Dai dati sugli infortuni all'attuazione delle misure di prevenzione