Dalla laurea al riconoscimento professionale, nella testimonianza di Claudio Cardosi il valore strategico di CERTING per distinguere competenze, rafforzare il ruolo degli ingegneri e creare fiducia nel mercato del lavoro
La laurea non basta più. In un mercato del lavoro che evolve rapidamente, attraversato da innovazione tecnologica e crescente complessità organizzativa, le competenze devono essere non solo possedute, ma anche riconosciute, validate e aggiornate nel tempo. È in questo contesto che la certificazione delle competenze – come quella promossa da CERTING – assume un valore sempre più strategico: non un adempimento formale, ma uno strumento capace di rendere trasparente il capitale professionale degli ingegneri, offrendo alle imprese criteri più chiari di valutazione e selezione.
Eppure, nonostante questi vantaggi, il tema fatica ancora a essere pienamente compreso e valorizzato, sia all’interno della comunità professionale sia nel rapporto tra ingegneri, Ordini e sistema produttivo. La certificazione rappresenta invece un passaggio culturale fondamentale: sposta l’attenzione dal titolo di studio alle competenze effettivamente esercitate, distingue i percorsi professionali e contribuisce a rafforzare la credibilità della professione tecnica nel suo complesso.
È in questo scenario che si inserisce la riflessione di Claudio Cardosi, ingegnere e manager con una lunga carriera alle spalle, oggi certificato CERTING Advanced, che propone una lettura lucida e talvolta controcorrente dell’evoluzione della professione.Il contributo che segue mette al centro proprio il valore della certificazione delle competenze: non un semplice titolo aggiuntivo, ma uno strumento concreto per qualificare i professionisti, colmare il divario tra formazione e mondo del lavoro e rafforzare il ruolo dell’ingegnere all’interno delle organizzazioni.

“Sono Claudio Cardosi, giovane Ingegnere di 86 anni, certificato Certing Advanced in Ingegneria Gestionale.
Ma cosa ho fatto prima?
Sarete curiosi!Mi sono laureato nel 1965 in Ingegneria Elettrotecnica, con l’dea fissa di NON fare l’ingegnere tecnico, ma l’ingegnere gestionale, che NON era ancora una possibile laurea in Ingegneria.
Ho cominciato a lavorare in OLIVETTI, al Marketing Internazionale, e dopo un anno e mezzo sono passato all’UNIVAC SPERRY REND, utilizzando quel po’ di tecnicismo in telecomunicazioni che avevo imparato all’Olivetti.
Tenete presente che negli anni’60, le TLC (Telecomunicazioni) erano una novità all’avanguardia, come e più dell’AI di oggi: la mia bravura è stata quella di capire che era un settore trainante. Infatti poco dopo sono stato nominato Capo Progetto di uno dei primi sistemi in Tempo Reale (l’Olivetti Audit Offline è stata costituita dai primi terminali allo sportello online) di due banche con un gruppo di lavoro numeroso e multi-tecnico, proveniente anche dall’Europa.
Questa è stata un’esperienza fondamentale che ha segnato tutta la mia carriera: oltre alle predette due banche, ho lavorato per altre due banche, con ruoli sempre crescenti, sino a diventare a 40 anni un top manager alla guida di poco meno di 500 collaboratori (tre Direzioni di Organizzazione, Sistemi Informativi e Back Office: cioè la “macchina operativa” della Banca) e l’ABI mi ha nominato Cavaliere.
Devo dire che purtroppo l’etichetta dei Sistemi Informativi, e quella di Ingegnere, non mi hanno permesso di scalare l’ultimo gradino, quello di Direttore Generale.
Appena laureato mi sono iscritto all’Ordine anche se non avevo interessi professionali, come invece hanno i Colleghi che io chiamo “Ingegneri Del Mattone”, cioè quelli che per lavorare devono avere il timbro dell’Ordine, quasi tutti laureati in Ingegneria Civile.
Questa situazione ha fatto si che non frequentassi l’Ordine per quasi tutto il tempo del mio lavoro prima descritto. Solo poco prima di andare in pensione sono stato chiamato dall’Ordine per far parte di un gruppo di lavoro (Commissione secondo la terminologia dell’Ordine) multi – competenze (io ero l’unico con esperienza di gestione qualificata e in ambiente bancario/finanziario.
In questo gruppo ho cercato di aiutare gli ingegneri a colmare i punti deboli dell’ingegnere per quanto riguarda le soft-skill. Oggi se ne parla con competenza e si organizzano corsi sull’argomento, ma 25 anni fa pochi ne parlavano e si pensava che non dovessero far parte del bagaglio culturale dell’ingegnere.
Con l’ausilio di una nota società di consulenza (la TESI), sono riuscito ad organizzare un corso di 12 giorni a tempo pieno sui temi di gestione delle persone e dei progetti, parlare in pubblico, problem solving, etc.
Questo corso, unico nel suo genere, denominato MASTERing, si è ripetuto per 5 anni.
Contemporaneamente partiva a Milano il padre di CERTING, cioè QING, che si occupava delle Competenze (non solo tecniche) degli Ingegneri. Molti iscritti all’Ordine si lamentavano del fatto che gli Ingegneri gestionali erano trascurati. Ho cercato di dare loro una mano, partecipando a due Commissioni di Lavoro, di cui faccio ancor parte e cioè la Commissione Qualificazione e Competenze Professionali e la Commissione Industria e Servizi, che ha una sessione che si occupa esplicitamente dei problemi degli Ingegneri Dipendenti d’Azienda.
Ho interpretato l’iscrizione all’Ordine e la partecipazione a CERTING, ricoprendo anche il ruolo di Valutatore, come un mezzo per mettere in evidenza le competenze non solo specialistiche degli Ingegneri. Con lo stesso spirito ho partecipato per molti anni agli Esami di Stato dei giovani ingegneri del settore gestionale che nel frattempo, per fortuna e finalmenhte, aveva trovato spazio fra i settori riconosciuti nell’ingegneria. Avendo avuto la fortuna di una carriera interessante, non ho mai interpretato il mio interesse per scopi personali ma come aiuto ai Colleghi meno fortunati e con la mentalità chiusa tipica dell’ingegnere.
Ne sono la prova il mio CV, l’attenzione per gli iscritti all’Ordine dei dipendenti d’azienda ( evitando così la “ fuga “ dall’ ORDINE di questa tipologia di professionisti, che si chiedevano quali fossero i vantaggi dell’iscrizione ), il programma MASTERing cui ho accennato prima, un mega questionario agli iscritti con lo scopo di valutare le competenze dei dipendenti d’Azienda, la mia iscrizione stessa a QING prima e CERTING poi, la partecipazione a Commissioni lavoro con temi trasversali, etc.
Potrebbe sembrare un controsenso l’affermazione che la laurea in ingegneria non è specialistica ma serve a modellare una competenza in grado di ricoprire qualsiasi ruolo aziendale: ma così è per chi non dorme all’umido ma vive/lavora con le antenne ben allertate.
In un mondo in rapida evoluzione, quale laurea sembra più indicata di quella in Ingegneria (tanto più presa al Politecnico di Milano…….)?
Questo è un punto fondamentale d’arrivo, che deve dare la stura alle successive certificazioni gestionali o specialistiche, molto importanti per le Aziende che non tutte dispongono di uffici di selezione in grado di giudicare il candidato.
Nell’Ordine di Milano, alla partenza di QING c’era una corrente di pensiero che “bocciava “le certificazioni, sostenendo che l’unica certificazione valida era la Laurea. Forse è per questo che alcuni Presidenti delle numerosissime Commissioni non sono tuttora certificati CERTING………. A mio avviso un certo pregiudizio esiste ancora.
La laurea è una certificazione che hanno tutti gli Ingegneri, mentre la certificazione CERTING un plus che può interessare molto alle aziende e che distingue sia gli Ingegneri che le aziende che assumono i certificati. Sarebbe interessante se la certificazione dei propri collaboratori fosse un “timbro” qualificante la concorrenza fra aziende.
Come detto gli Ordini non hanno sposato completamente il vantaggio che la certificazione può dare e quindi è necessaria un’azione di marketing /comunicazione nei confronti degli Ordini e degli Ingegneri. Ovviamente non va trascurato quello che definirei il nostro principale cliente, cioè le Aziende.”




