La Fondazione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri si articola attraverso una serie di dipartimenti. Particolarmente attivo quello dedicato all’Innovazione, finalizzato alla promozione dell’adozione di nuove tecnologie e alla facilitazione dell’integrazione di soluzioni innovative nel campo ingegneristico. Il dipartimento esplora le tecnologie emergenti e supporta gli ingegneri nell’adattarsi ai cambiamenti tecnologici. Ne parliamo con Sandro Catta, Consigliere CNI delegato al coordinamento del dipartimento stesso.

Ing.Catta, può illustrare come nasce l’idea di creare un dipartimento Innovazione all’interno della Fondazione CNI e quali obiettivi si propone la sua attività?

“L’idea di istituire il Dipartimento Innovazione nasce dalla consapevolezza che il ruolo dell’ingegnere sta cambiando profondamente. Oggi le grandi sfide del Paese – dalla trasformazione digitale alla transizione energetica, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, fino alle startup innovative – richiedono competenze sempre più trasversali e una capacità di dialogo costante con istituzioni, università, imprese e mondo della ricerca. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha quindi ritenuto necessario creare uno spazio dedicato a questi temi, capace non solo di analizzare i cambiamenti in atto, ma anche di trasformarli in proposte concrete. Fin dall’insediamento abbiamo voluto che il Dipartimento non fosse un semplice luogo di confronto, ma un laboratorio permanente di idee e di iniziative: convegni nazionali, documenti tecnici, contributi normativi e interlocuzioni con i Ministeri rappresentano il metodo di lavoro che ci siamo dati. L’obiettivo è valorizzare il ruolo dell’ingegnere nei nuovi ecosistemi dell’innovazione, anticipare i cambiamenti anziché subirli e fare in modo che il CNI diventi un interlocutore sempre più autorevole nelle politiche pubbliche dedicate all’innovazione tecnologica e alla competitività del Paese”.

Qual è l’articolazione del Dipartimento?

“Il Dipartimento Innovazione è composto da un gruppo di lavoro multidisciplinare che riunisce professionisti provenienti da diversi ambiti dell'ingegneria e da differenti realtà territoriali, proprio per garantire una visione ampia e trasversale dei processi di innovazione. La presidenza è affidata all'ing. Carlo Raucci, mentre il Consiglio Direttivo è composto dagli ingegneri Marco Allegretti, Elisa Brolli, Vincenzo De Carlo, Luigi De Filippis, Vitaliano Pascasi, Massimo Staniscia, Enrico Romualdi e dal sottoscritto, Sandro Catta, in qualità di consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri delegato al coordinamento del Dipartimento. I lavori sono supportati dalla Fondazione CNI attraverso i propri referenti tecnici e organizzativi. Questa composizione consente di mettere a sistema competenze diverse e di affrontare l'innovazione con un approccio realmente interdisciplinare, valorizzando il confronto continuo tra esperienze professionali, istituzioni e mondo della ricerca”.

In che modo il Dipartimento Innovazione supporta l’attività politico-istituzionale del CNI?

“Il Dipartimento Innovazione nasce proprio con l'obiettivo di supportare il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, unitamente alle altre strutture di governance, nell'elaborazione di contenuti tecnico-scientifici a supporto dell'attività politico-istituzionale. Il nostro compito è intercettare i principali processi di cambiamento, analizzarli sotto il profilo tecnico e tradurli in proposte operative da sottoporre ai decisori pubblici. In questi primi anni abbiamo predisposto documenti e contributi su temi quali la digitalizzazione delle opere pubbliche, i criteri ambientali minimi, la transizione energetica, il Conto Termico 3.0, il ruolo degli ingegneri nell'ecosistema delle startup innovative e la valorizzazione delle competenze professionali nella Pubblica Amministrazione. Parallelamente abbiamo promosso convegni nazionali e tavoli di confronto con Ministeri, enti pubblici, università e associazioni di categoria, affinché le istanze della professione fossero inserite all'interno delle politiche di innovazione del Paese. Un aspetto di cui siamo particolarmente soddisfatti è che diverse proposte elaborate dal Dipartimento sono state recepite dal Consiglio Nazionale nei confronti istituzionali con il MIMIT e con il MUR, a dimostrazione che il nostro lavoro non si limita all'approfondimento culturale, ma contribuisce concretamente all'azione del CNI nei confronti delle istituzioni”.

Ci può illustrare la funzione svolta dai singoli Gruppi di Lavoro?

“Abbiamo scelto di organizzare il Dipartimento attraverso Gruppi di Lavoro tematici perché l'innovazione è, per sua natura, trasversale e richiede competenze diverse che dialogano tra loro. Ogni gruppo approfondisce uno specifico ambito strategico e sviluppa proposte operative che vengono poi condivise all'interno del Dipartimento e trasformate in iniziative del Consiglio Nazionale. In particolare, il Gruppo Innovazione Digitale si occupa di BIM e trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione; il Gruppo Ingegneria della Sicurezza ha approfondito le applicazioni di realtà virtuale, metaverso e tecnologie immersive alla prevenzione e alla formazione; il Gruppo Ingegneria Energetica affronta temi come transizione energetica e idrogeno verde; il Gruppo dedicato alla Direttiva Case Green segue l'evoluzione normativa europea, i criteri ambientali e le ricadute professionali per gli ingegneri; infine, il Gruppo Ingegneria Industriale sviluppa proposte sulla Transizione 5.0, sull'Innovation Manager, sui rapporti con università e centri di ricerca e sul sostegno all'innovazione delle imprese. Questo metodo ci consente di coniugare l'approfondimento specialistico con una visione unitaria, trasformando il lavoro dei singoli gruppi in documenti, proposte normative ed eventi di rilevanza nazionale”.

Tra le aree di maggiore interesse c’è quello dell’ecosistema digitale delle opere pubbliche. Cosa fate in questa direzione?

“La digitalizzazione delle opere pubbliche rappresenta una delle priorità strategiche del nostro Dipartimento, perché siamo convinti che l'innovazione non possa limitarsi all'introduzione di nuovi strumenti informatici, ma debba tradursi in un cambiamento dei processi, dell'organizzazione e della cultura tecnica delle amministrazioni e dei professionisti. In questa direzione abbiamo promosso, nel marzo 2025, il convegno nazionale "Ecosistema digitale delle opere pubbliche", che ha visto la partecipazione di Ministero delle Infrastrutture, Pubblica Amministrazione, ANCI, CONSIP, AssoRUP, OICE e ANCE. L'obiettivo era approfondire le innovazioni introdotte dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici e dal correttivo, con particolare attenzione all'ecosistema digitale, al BIM, alle piattaforme di e-procurement e alla gestione informativa lungo l'intero ciclo di vita dell'opera.

A questo percorso abbiamo dato continuità con il convegno "BIM e Gestione Informativa delle Opere Pubbliche", organizzato nel luglio 2026, nel quale abbiamo presentato il primo Rapporto nazionale del Centro Studi della Fondazione CNI sul livello di maturità digitale degli ingegneri italiani. L'indagine, promossa dal Gruppo di Lavoro BIM con il supporto del Dipartimento Innovazione, ha coinvolto migliaia di professionisti e costituisce oggi una base conoscitiva fondamentale per orientare le politiche del CNI in materia di formazione, competenze digitali e supporto alla trasformazione della Pubblica Amministrazione. Il nostro obiettivo è accompagnare la diffusione del BIM e della gestione informativa non come un mero adempimento normativo, ma come uno strumento per migliorare la qualità della progettazione, la trasparenza, l'efficienza delle stazioni appaltanti e, in definitiva, la qualità delle opere pubbliche”.

Quali sono gli altri temi di interesse generale che affronta il Dipartimento? Che spazio di riflessione c’è per le nuove frontiere aperte dall’IA?

“Il Dipartimento Innovazione si occupa di tutti quei processi che stanno trasformando il modo di progettare, costruire, produrre e gestire sistemi complessi. L'intelligenza artificiale rappresenta certamente uno dei principali fattori abilitanti di questa trasformazione. È bene precisare che, all'interno della governance del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, esistono strutture specificamente dedicate all'approfondimento dell'IA sotto il profilo tecnico e regolatorio; tuttavia, è evidente che questa tecnologia attraversa ormai tutte le attività del nostro Dipartimento. Nel campo del BIM e della gestione informativa, ad esempio, l'intelligenza artificiale consente di evolvere il concetto di digital twin, integrando sensoristica e dati provenienti dal monitoraggio continuo delle opere per supportare manutenzione predittiva, gestione del rischio e ottimizzazione delle prestazioni. Analogamente, nell'ambito dell'ingegneria della sicurezza, le tecnologie immersive, la realtà virtuale e aumentata, integrate con algoritmi di IA, aprono nuove prospettive nella simulazione degli scenari di rischio, nella formazione e nella prevenzione degli incidenti. Anche nell'ingegneria industriale l'intelligenza artificiale è ormai un elemento imprescindibile dei processi di Transizione 5.0, della manutenzione predittiva, dell'automazione avanzata e dell'ottimizzazione dei processi produttivi. Per questo motivo il nostro approccio non è quello di considerare l'IA come un tema a sé stante, ma come una tecnologia trasversale che permea tutti gli ambiti dell'innovazione e che dovrà essere governata affinché rappresenti uno strumento di crescita delle competenze professionali e non un semplice fattore di sostituzione delle attività dell'ingegnere”.

In che modo l’attività del Dipartimento si intreccia con la formazione degli ingegneri?

“La formazione rappresenta uno degli strumenti fondamentali attraverso cui l'innovazione può realmente diffondersi nella professione. Il nostro ruolo non è quello di sostituirci alle strutture del Consiglio Nazionale dedicate alla formazione, ma di individuare i temi emergenti, approfondirli dal punto di vista tecnico e contribuire a trasformarli in occasioni di aggiornamento professionale. Per questo motivo, tutte le principali attività del Dipartimento sono state accompagnate da convegni, seminari e momenti di approfondimento accreditati, dedicati a temi quali la digitalizzazione delle opere pubbliche, il BIM, la transizione energetica, la sicurezza, le tecnologie immersive e l'innovazione industriale. Lavoriamo inoltre in stretta sinergia con le altre strutture di governance del CNI, affinché gli indirizzi strategici elaborati dal Dipartimento possano tradursi in percorsi formativi di qualità, capaci di rispondere alle reali esigenze degli ingegneri. La formazione continua, infatti, non deve limitarsi ad aggiornare le competenze, ma deve consentire ai professionisti di anticipare i cambiamenti tecnologici e di cogliere le opportunità offerte dall'innovazione. È proprio questo il valore aggiunto che il Dipartimento intende offrire: contribuire a costruire una cultura dell'innovazione che accompagni gli ingegneri nell'evoluzione della professione e li renda protagonisti delle trasformazioni in atto, anziché semplici destinatari del cambiamento”.

Le ricadute della vostra attività riguardano i soli ingegneri o vi ponete in una prospettiva più ampia?

“Il nostro obiettivo è certamente valorizzare la professione dell'ingegnere, ma siamo convinti che l'innovazione non possa essere affrontata come un tema esclusivamente tecnico. Le tecnologie che oggi stanno cambiando il nostro modo di vivere – dall'intelligenza artificiale alla digitalizzazione, fino alle nuove frontiere dell'automazione – producono effetti che riguardano l'intera società. Per questo motivo il Dipartimento ha scelto di aprire un dialogo con il mondo della scuola, dell'università, delle istituzioni, delle imprese e della cultura, nella convinzione che l'innovazione debba essere accompagnata da una riflessione condivisa sui suoi effetti economici, sociali ed etici.

Da questa convinzione sono nate le due edizioni di INNOVETICA, promosse dall’Ordine degli Ingegneri di Taranto e sviluppate anche col supporto del Dipartimento. Si tratta di un'iniziativa che considero particolarmente rappresentativa del nostro modo di intendere l'innovazione e che confidiamo diventi un patrimonio della categoria, anche in altri contesti territoriali. Non un convegno tecnico riservato agli addetti ai lavori, ma un luogo di confronto aperto, nel quale giovani, studenti, ricercatori, professionisti, imprenditori, amministratori pubblici e rappresentanti delle istituzioni si sono interrogati insieme su quale futuro vogliamo costruire. Le due edizioni hanno affrontato temi quali il rapporto tra innovazione ed etica, il ruolo dei giovani e delle discipline STEM, l'intelligenza artificiale, la responsabilità delle imprese, la formazione, la tutela dell'ambiente e l'evoluzione delle professioni, coinvolgendo personalità del mondo scientifico, accademico e industriale in un dialogo che ha superato i confini della nostra categoria.

Credo che oggi il vero tema non sia chiederci se innovare oppure no, perché l'innovazione è un processo irreversibile. La vera domanda è come innovare. Se il progresso tecnologico non è guidato da principi etici, dal rispetto della persona e dalla consapevolezza delle sue ricadute sociali, rischia di trasformarsi in un fattore di disuguaglianza anziché di sviluppo. L'ingegnere, per la natura stessa della sua professione, ha la responsabilità di progettare il futuro, ma anche di farlo mettendo sempre al centro l'uomo. È questo il messaggio che abbiamo voluto trasmettere con INNOVETICA e che continuerà a guidare il lavoro del Dipartimento Innovazione: promuovere un'innovazione che sia sì tecnologicamente avanzata, ma anche sostenibile, inclusiva e profondamente umana”.