L'ingegneria italiana guarda con interesse alla trasformazione digitale, ma le competenze reali sono ancora un mosaico incompleto. È quanto emerge da un'indagine del Centro Studi presentata ieri al Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), nel corso dell'evento "BIM e Gestione informativa delle Opere Pubbliche".

La digitalizzazione delle costruzioni non è più un tema di nicchia: la gestione informativa delle opere è ormai parte integrante del nuovo Codice dei contratti pubblici e delle recenti Linee Guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Proprio su questo si è concentrata la giornata organizzata dal CNI, con la partnership della Fondazione CNI e dell'Agenzia Certing, e la collaborazione dei Dipartimenti Centro Studi e Innovazione della Fondazione.

Ad aprire i lavori sono stati Angelo Domenico Perrini (Presidente del CNI), Carlo Raucci (Presidente del Dipartimento Innovazione della Fondazione CNI), Marco Ghionna (Presidente del Centro Studi della Fondazione CNI) e Daniele Ricciardi (Presidente AssoRUP).

Un'indagine su quasi 4.000 ingegneri

Al centro dell'incontro, la presentazione del primo rapporto nazionale del Centro Studi dal titolo "La digitalizzazione e gestione informativa delle Opere Pubbliche e private in Italia", realizzato dal Gruppo di Lavoro BIM del CNI con il supporto del GdL LLPP, del Dipartimento Innovazione della Fondazione CNI e del Centro Studi CNI.

Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere Segretario del CNI con delega al Centro Studi, ha spiegato lo spirito del lavoro citando Luigi Einaudi: "prima conoscere, poi discutere, poi deliberare". E ha aggiunto: "L'attività del nostro Centro Studi segue questo principio. Prima lavoriamo per raccogliere i dati e le informazioni, quindi ci confrontiamo ed eventualmente, come CNI, deliberiamo. I dati e le statistiche servono a visualizzare meglio l'incomprensibile".

L'indagine ha coinvolto 3.793 ingegneri, di cui 2.278 hanno risposto a tutte le domande, interessati in particolare ai temi della digitalizzazione e della gestione informativa. A illustrare la metodologia è stato Massimiliano Pittau, Direttore Generale della Fondazione CNI, mentre Sandro Catta, Consigliere CNI con delega ai LLPP e al BIM, ha coordinato i lavori e presentato i risultati.

I numeri: tanto interesse, poca pratica

Il quadro che emerge è chiaro: l'interesse c'è, ma non basta.

Circa l'85% degli ingegneri si dichiara molto o abbastanza interessato alla digitalizzazione e alla gestione informativa delle opere. Eppure il 43,3% non ha mai lavorato, negli ultimi cinque anni, in progetti legati al BIM.

Anche sul fronte delle competenze la situazione resta critica: solo il 7,1% degli ingegneri dichiara di avere conoscenze BIM avanzate, mentre oltre il 71% si colloca su un livello frammentato (50,4%) o del tutto assente (21,2%).

Il divario generazionale è il dato più netto

Le competenze avanzate crollano con l'età: dall'11,9% degli under 40 al 3,9% nella fascia 41-55 anni, fino al 3% degli over 55. Pesa anche il contesto lavorativo: nel settore privato e no profit la competenza avanzata raggiunge il 12,9%, contro appena il 3% nel pubblico. Tra gli studi associati o le società la quota è del 7,7%, contro il 4,5% degli studi individuali.

Lo stesso schema si ripete per la conoscenza della normativa tecnica: solo il 14,3% conosce nel dettaglio la norma UNI 11337, mentre gli standard internazionali più avanzati (BCF, bSDD, IDS) restano quasi sconosciuti, con un utilizzo effettivo sotto il 5%.

Tra percezione e realtà: il vero nodo è organizzativo

Il dato più interessante riguarda lo scarto tra quanto gli ingegneri riconoscono l'utilità del BIM e quanto lo applicano davvero. Solo il 16,7% dichiara di essere stato coinvolto "spesso" o "sempre" in commesse BIM, mentre il 51,6% non lo è mai stato.

Gli ostacoli principali, secondo gli intervistati, non sono tecnologici ma organizzativi: la carenza di competenze nelle Stazioni Appaltanti viene indicata dal 56,7% del campione. Tra i vantaggi più riconosciuti al BIM spiccano l'anticipazione delle decisioni progettuali (57,9%), il miglioramento della gestione dei cantieri (38,1%) e quello del costruito (34,3%). Solo il 42,8% riconosce al BIM un valore trasversale, applicabile a qualsiasi progetto: una parte consistente lo associa ancora solo a grandi opere (20,8%) o a nuovi interventi (15,9%).

Il ritardo, insomma, non è tecnologico ma culturale e organizzativo: il 46,8% degli ingegneri non dispone di software per la modellazione BIM, e il 60,4% non ha strumenti per il controllo dei modelli.

Cosa serve per accelerare

Alla domanda su cosa servirebbe per velocizzare la transizione digitale, la risposta degli ingegneri è netta: al primo posto la formazione (82,2%), seguita dallo sviluppo di procedure interne (58,1%), dalla crescita della consapevolezza di proprietà e direzione (52,1%) e, solo in ultima battuta, dall'acquisizione di hardware e software (45,3%).

Coerentemente, il 57,9% ritiene che gli sforzi della propria organizzazione non siano ancora sufficienti per raggiungere una piena maturità digitale, e il 22,6% stima che serviranno più di cinque anni per arrivarci. La responsabilità maggiore, secondo gli intervistati, ricade sui tecnici incaricati (fino al 76,6% tra i liberi professionisti in studi individuali) e sulle committenze pubbliche (fino al 71,7% nel settore pubblico).

Sandro Catta ha commentato così i risultati: "I dati mostrano che spesso non esiste una reale conoscenza di questi strumenti. Per questo leggo la questione della maturità digitale in forma leggermente pessimistica. Dalle interviste effettuate su un campione molto significativo degli ingegneri italiani risulta che nella fascia di età superiore ai 55 anni, appena il 3% possiede una conoscenza approfondita degli strumenti digitali. Questo individua un obiettivo duplice. Da un lato, spingere ancora di più sulla formazione specialistica nei confronti di chi dedica la sua attività al BIM. Dall'altro, procedere ad una attività di alfabetizzazione per colmare il deficit di conoscenza".

Gli strumenti a disposizione

La seconda parte dell'incontro è stata dedicata agli strumenti già disponibili per una corretta gestione informativa. Livio Izzo (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) ha illustrato la norma UNI 11337 e il quadro tecnico nazionale. Alberto Castori (Direttore Agenzia Certing) ha presentato la certificazione delle competenze degli Esperti BIM di Certing. Pietro Baratono (Coordinatore Commissione BIM del MIT) ha parlato delle nuove Linee Guida ministeriali per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti.

L'ultima sessione ha avuto un taglio più operativo, ripercorrendo l'applicazione della gestione informativa lungo tutto il ciclo di vita di un'opera pubblica, dalla programmazione alla progettazione fino alla fase esecutiva. Andrea Aiello (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) si è soffermato sulla programmazione, Dinora Quadretti (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) sulla fase progettuale, e Claudio Casalino (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) sulla fase esecutiva.

Qui il link per consultare e scaricare il documento del Centro Studi.