"Penso che sia molto importante nella Società 5.0 la visione di quello che vogliamo realizzare nei processi, nel progettare la casa, l'ospedale, la fabbrica, in cui effettivamente l'ingegnere ha un ruolo decisivo per portarci a una tecnologia più vicina a noi, con un maggiore impatto sociale, più comprensibile, più utilizzabile e che alla fine rispetti il bene comune". Così Maria Chiara Carrozza, Professoressa dell’Università degli studi Milano-Bicocca, tra i protagonisti del primo panel di discussione del 70° Congresso degli Ingegneri, in programma a Trieste, dedicato alle frontiere della Società 5.0.

A definire ulteriormente il ruolo degli ingegneri sul tema è stato Remo Giulio Vaudano, Vicepresidente del CNI: "La Società 5.0 - ha detto - è un modello di sviluppo socio-economico che nacque in Giappone nel 2019, basata sulla centralità dell'uomo, integrando lo spazio fisico con il cyberspazio. Parliamo di una tecnologia più umanocentrica che prevede una collaborazione uomo-macchina, dove i dati digitali possono essere utilizzati e dove le persone devono essere più stimolate ad usare la creatività e l'immaginazione". Per Donata Vianelli, Rettrice dell'Università degli studi di Trieste, la Società 5.0 è una grande sfida per l'università. "La differenza è la capacità di insegnare una tecnologia non fine a se stessa e la grande sfida è di superare il vecchio modello di insegnamento. Sono convinta che la formazione ingegneristica debba essere approfondita con l'obiettivo di rendere centrale le competenze di conoscenza e di analisi critica". Pierluigi Punter, Svp Engineering/Design Cruise BU Fincantieri, ha analizzato i processi di realizzazione delle navi di crociera e l’uso degli strumenti di digitalizzazione. “Per realizzare una nave servono tutte le figure ingegneristiche – ha detto - perché è una vera e propria città. Sulle navi abbiamo iniziato a sperimentare l'intelligenza artificiale e posso dire che è un grosso aiuto per l'ingegnere". Raffaele Spallone, Direttore Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l'innovazione e l'analisi dei settori produttivi del Ministero delle imprese e del Made in Italy, infine, ha spiegato il lavoro fatto affinché con un incentivo fiscale le imprese potessero lavorare seguendo i piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0, un'evoluzione che rappresenta un tema di grande interesse per il tessuto produttivo italiano.

Il secondo panel della giornata ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale, responsabilità professionale e governo pubblico. Dal mondo politico va segnalato il contributo dell’eurodeputato del PD Brando Benifei. "L'Intelligenza Artificiale – ha detto - ha bisogno di essere sviluppata, ma anche regolata e compresa. E’ necessario fare formazione anche per le professioni, le realtà che la devono utilizzare, compreso tutto il mondo dell'ingegneria. Dobbiamo mettere regole perché l'uso sia etico, vada a contrastare i rischi di mala gestione dei dati, di cybersecurity violata e che la governance dei dati degli utenti venga realizzata in modo scorretto. Queste le questioni affrontate dall'AI Act europeo. Ma esistono anche rischi più grandi, quelli di perdita del controllo di rischi, di incidenti su larga scala. Per questo sono necessari sistemi regolatori pubblici, controllori efficaci e la collaborazione delle capacità tecnico-scientifiche, come quelle del mondo dell'ingegneria, che possono dare informazione corretta e collaborare con le autorità pubbliche. Dobbiamo costruire autonomia e capacità europea di agire in questo ambito e non dipendere dagli Stati Uniti, dalla Cina o da chiunque altro. Questo è un obiettivo fondamentale". Il panel ha registrato anche i contributi di Sebastiano Callari, Assessore al Patrimonio, Demanio, Servizi generali e Sistemi informativi Regione Friuli Venezia Giulia, di Jorge Liça dell’Ordine degli Ingegneri del Portogallo e di Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita. Quest’ultimo, nel richiamare l’iniziativa Call for the IA Ethycs, cui ha già aderito il CNI, ha affermato ancora una volta la necessità che al centro sia posto l’essere umano. A rappresentare il Consiglio Nazionale degli Ingegneri in questo panel è stato rappresentato dal Vicepresidente Elio Masciovecchio, delegato ai temi dell’etica e del codice deontologico. "Il rapporto tra etica e innovazione deve essere sempre maggiore di uno, cioè deve essere sempre l'etica a stare sopra l'innovazione. Quest’ultima deve essere alla portata di tutti e per questo tutti quanti devono seguire un codice etico rigoroso che metta sempre l'uomo prima della macchina. L'uomo è colui che in qualche modo gestisce la macchina utilizzando l'Intelligenza Artificiale per fargli fare quello di cui ha bisogno".

I lavori pomeridiani sono stati preceduti dalla lectio magistralis di Federico Faggin, fisico e ideatore del primo microprocessore. “La mia teoria è che bisogna partire dal principio che coscienza e libero arbitrio sono fenomeni ontologici. La fisica quantistica ha aperto un modo nuovo di pensare il mondo, il tempo, l’uomo e la scienza stessa. La coscienza è la capacità dell’Universo di conoscere se stesso, per cui ogni mente individuale rappresenta una manifestazione della coscienza universale. In questo senso la realtà del 'tutto/uno' sembra essere organizzata in modo olografico, in quanto ogni sua minuscola parte contiene le informazioni dell’intero universo, anche se ogni unità di coscienza mantiene la sua individualità".