Come ampiamente riportato nei giorni scorsi dagli organi di informazione, la società Deloitte ha imposto l’obbligo di produrre, oltre alla normale asseverazione prevista dalla legge, un filmato, a cura del professionista, che illustri l’esecuzione dei lavori. Tutto questo nell’ambito dello svolgimento, per incarico di alcune banche, dell’attività di gestione e controllo di pratiche di finanziamento, ai fini dell’acquisto dei crediti di imposta.

In relazione a questa richiesta, la Rete Professioni Tecniche – in rappresentanza di tutti i professionisti tecnici interessati e facendosi portavoce del loro malcontento - ha immediatamente inviato una diffida alla società Deloitte, senza peraltro avere alcuna risposta. Contestualmente, la stessa RPT ha inviato una Nota alle banche affidatarie di incarichi alla Deloitte che mette in evidenza tutte le problematiche giuridiche e le possibili violazioni di legge generate dall’obbligo imposto dalla stessa società.

Nella diffida inviata alla Deloitte sono state sottolineate le attività che la RPT ritiene illegittime e vessatorie, innanzitutto perché non previste da alcuna norma e lesive della dignità del professionista, impegnato in attività che non rientrano tra gli impegni assunti per la redazione delle pratiche, obbligandolo a rendere prestazioni in potenziale contrasto con norme deontologiche di rispetto del segreto professionale, della privacy sua e del committente, dell’impresa, dei lavoratori dipendenti della stessa, esponendolo al rischio di trattare impropriamente informazioni sensibili sui sistemi di sicurezza delle abitazioni, ed altro ancora. Peraltro, tutto ciò si ritiene anche in palese contrasto con la legge sull’equo compenso, che non consente l’imposizione di attività vessatorie nei confronti del professionista, a prescindere dalla mancata remunerazione o di una prestazione non prevista aggravante.

Inoltre, è stata segnalata anche la possibilità per la Deloitte, in nome e per conto della banca, di sfruttare una posizione dominante sotto il profilo contrattuale (in conseguenza della contrazione del mercato delle cessioni), imponendo attività inutili che però incidono sul merito creditizio del cedente. Tutto questo sarà oggetto di una segnalazione all’Autorità Antitrust.

La video asseverazione, poi, risulta del tutto inutile perché la tutela degli interessi dello stato è già garantita dall’obbligo di consegna di un’asseverazione che viene rilasciata da un professionista tecnico iscritto all’Albo, le cui competenze e correttezza è verificabile dal controllo sull’albo unico nazionale, che ne attesta l’esistenza, le caratteristiche, l’iscrizione, il superamento dei relativi esami di laurea e di Stato, la mancanza di condanne penali e di provvedimenti disciplinari, l’adempimento degli obblighi di assicurazione e formazione, ma soprattutto l’attribuzione diretta e personale di responsabilità nel caso di violazioni di qualunque genere, con conseguenti sanzioni penali e deontologiche.

Questa iniziativa, insomma, risulta palesemente immotivata, dato che la stessa Agenzia delle Entrate ha dichiarato percentuali bassissime di frodi, nei casi in cui viene previsto l’obbligo di asseverazione presentata dai professionisti. Il tutto si ridurrebbe al solito inasprimento burocratico, teso a creare ulteriore confusione e ritardi, nonché a complicare le successive cessioni del credito, aggiungendosi a normative intervenute, che stanno mettendo in ginocchio migliaia di imprese e professionisti creando gravi danni a cittadini e condomini, ed allo stesso Paese.

Come accennato, esiste anche una delicata questione legata alla privacy. Le video riprese dei cantieri riguardano proprietà private, operai, lavoranti o soggetti terzi la cui immagine o la cui ripresa viene acquisita con modalità che non necessariamente possono consentire l’acquisizione del libero assenso dei diretti interessati, mettendo il committente e il professionista davanti ad un dilemma: rischiare di violare la disciplina della privacy o rischiare di perdere il finanziamento dei lavori. Per questo motivo la RPT ha anche approntato un modello di reclamo da inviare all’Autorità Garante della Privacy.

La RPT ritiene questi ed altri interventi necessari affinché questa iniziativa della Deloitte venga bloccata, a tutela del lavoro di imprese e professionisti e nell’interesse finale dei cittadini che hanno il diritto di vedere eseguiti i lavori senza ulteriori intralci e problematiche burocratiche.